Analisi degli spazi nella Casa Braunschweig di George Baines

La casa Braunschweig è una costruzione piuttosto particolare progettata dall’architetto Georges Baines – già famoso per i suoi edifici figurativamente espressivi – nel 1976 e situata in un quartiere dell’allora nuova periferia di Antwerp, in Belgio. L’edificio, per il quale non c’erano richieste specifiche nella progettazione, aveva come unico obbligo quello di prevedere un cortile adiacente all’abitazione, ad uso pubblico per gli abitanti del vicinato.

Casa Braunschweig simboleggia, in qualche modo, il culmine di quello che si può definire architettonicamente il primo Georges Baines, esprimendo il passaggio a una modalità espressiva che reintegra la nostalgia di una certa qualità di etichetta. Questo desiderio di riabilitare la pratica dimenticata della vita quotidiana porta Baines a lavorare in particolare sulla transizione tra luoghi diversi, risolvendola sia attraverso il colore e la luce, sia tramite la complessa geometria degli spazi interni.

Per accedere alla casa si deve attraversare quello che era pensato per essere un giardino decorativo, ma che l’architetto ha scelto di trattare, invece, come un piccolo cortile pavimentato che si estende naturalmente a partire dal marciapiede pubblico e che può ospitare i giochi per bambini. Lo spazio è delimitato da un muretto che, nei pressi di un albero, finisce per trasformarsi in panca, perfetta per sedersi all’ombra nelle calde giornate estive.

La casa non occupa tutto lo spazio del terreno su cui si erge, in quanto l’idea era quella di evitare che la facciata posteriore fosse troppo vicina al muro di confine. Per questo motivo, Baines ha scelto di progettare l’edificio su tre livelli pensandoli come i cassetti di un armadio: il giardino privato sembra incastrarsi nelle geometrie dell’ampissima finestra del soggiorno, come se uno fosse la diretta conseguenza dell’altro, consentendo alla stanza di godere di tutta la luce naturale possibile. Le due colonne che sostengono il primo piano inquadrano la porta d’ingresso, parzialmente nascosta dalla parete che sostiene il secondo piano, da cui si può scorgere una parte del giardino.

La serratura sembra una gabbia di vetro che si staglia dalla parte anteriore del piano terra: non è davvero all’interno della casa. Poi, lungo la parete che nasconde le scale dal seminterrato, si giunge in uno spazio inondato di luce: a sinistra, una parete curva caratterizza le stanze del bagno e del guardaroba, mentre sulla destra una grande finestra si apre sul giardino.

La scala a chiocciola conduce al piano superiore ed è lo strumento tramite il quale Baines accentua la sua idea originale che divide la casa in due parti distinte: una intima e relativamente chiusa su se stessa (la cucina e sua la terrazza coperta, la sala da pranzo riparata dalle scale) e l’altra spalancata, rivolta verso la veranda e il giardino.

Ed è proprio la capacità di fare coesistere lo spazio privato e lo spazio pubblico in un gioco di luci e trasparenze la più notevole caratteristica dell’opera di Baines.