Parasite e l’affascinante casa che non c’è

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Se avete visto il film Parasite, oltre agli attori, anche la casa in cui si svolge buona parte della vicenda è una vera e propria protagonista della pellicola, con la sua architettura ultraminimalista e la volontà di proteggere i propri spazi dal contatto con il mondo esterno. In realtà, però, la casa non esiste e i suoi ambienti capaci di catturare gli sguardi ammirati degli spettatori non sono altro che quattro enormi set cinematografici.

Sembra impossibile perché ogni dettaglio è studiato alla perfezione a cominciare dalle scale che si ispirano alle architetture impossibili di Escher e che sono state realizzate pensando alla necessità di riprese continue come la discesa nel seminterrato della casa in quello che rappresenta il vero e proprio momento cruciale del film. Parasite, infatti, è un “film di scale”, come lo ha definito il regista Bong Joon-ho, con movimenti in verticale che servono a rappresentare non solo i momenti di maggiore drammaticità, ma anche il disperato desiderio di ascesa sociale della famiglia Kim e l’impossibilità di riuscire davvero a soddisfarlo.

Gli esterni, invece, si ispirano a Le Corbusier e, in particolare, alla sua Villa Savoye con uno sviluppo dell’abitazione su un livello al pian terreno, caratterizzato da un grande salone open space in cui domina il lusso e separato dalla cucina da una serie di soluzioni pensate per creare degli spazi “ciechi” che permettono ai personaggi di nascondersi o mostrarsi agli altri a seconda delle necessità narrative.

Lo scenografo Lee Ha Jun, che ha immaginato questa incredibile casa-set ha inserito al suo interno anche una lunghissima vetrata che rispetta le proporzioni 2,35: 1 così da trasmettere l’idea che il giardino sia un’incredibile fotografia. Ad arredare gli spazi ci sono oggetti unici realizzati appositamente da un falegname modernista che il finto architetto Namgo-ong Hyeonja ha distribuito all’interno di ambienti illuminati dalla calda luce del sole e, proprio per questo motivo, ancora più in contrasto con l’abitazione dei Kim ubicata in un povero seminterrato.

L’utilizzo di materiali come legno, cemento e vetro, ma anche di silhouette pulite e superfici levigate mostrano tutto il lusso di una casa che diventa espressione dello status symbol della famiglia Park e che prosegue anche al piano superiore in cui si trovano le stanze da letto. Il seminterrato, invece, è un luogo ibrido forse perché attraversato e utilizzato anche dalla servitù e dove l’eleganza lascia spazio agli oggetti accatastati e a quello che non si deve vedere. Proprio qui infatti, dietro a una porta segreta, si trova la discesa verso il quarto livello della casa: il bunker sotterraneo che nasconde ben più di una sorpresa.